Un tormento, quest’anno. Ricette di dolci fritti ovunque, vegan o meno ma sempre frittura e dolce. Premesso che non amo il Carnevale, va detto che sono purtroppo una grande appassionata della frittura salata. Verdure, calzoni, seitan, tofu, riso, polpette e crocchette, pizzette e farinate, tutto va bene purché cotto in olio bollente. Il fritto dolce invece raggiunge un’altra dimensione, unisce il grasso allo zucchero e anche se si usano ingredienti di ottima qualità si è sempre al limite del Junk Food. D’altra parte la cottura in forno mi sembra una forzatura, costringe a mettere nell’impasto più grasso, emulsionanti, espedienti per ovviare all’eccessivo disseccamento. Tanto vale friggere, dico. Così si spiega il perchè non avessi ancora mai fatto le chiacchiere (o bugìe, frappe, o come preferite chiamarle dalle vostre parti) e perché abbia optato per la versione più tradizionale. Oggi infatti mi sono decisa. Devo cercare di dare fondo alle scorte che ho in casa, finire avanzi, svuotare la dispensa. Farina 00, zucchero, una bottiglia di rum aperta: è bastata una piccola operazione mentale e mi sono trovata a impastare queste piccole meraviglie. Qualche dubbio iniziale sulla necessità del lievito, che salomonicamente ho risolto mettendone pochissimo, per il resto la ricetta funziona egregiamente. Occorre solo molta attenzione durante la cottura. E ovviamente rassegnatevi al fatto che la cucina alla fine avrà l’aspetto di un campo di battaglia. Come ultima considerazione aggiungo solo che consiglio di assaggiarle senza zucchero aggiunto per apprezzare meglio l’aroma della pasta e la friabilità leggera.
Ingredienti (e strumenti) per una montagna di chiacchiere
- 500 g farina 00
- 90 g burro di soia
- 3 cucchiai di zucchero di canna integrale chiaro
- 400 ml circa di rum Bacardi Riserva (o altro superalcolico aromatico)
- la scorza grattugiata di un grosso limone
- 1 pizzico di lievito per dolci (avevo a disposizione un lievito non vanigliato, ma credo che volendo possa andare bene anche quello aromatizzato)
- zucchero a velo per spolverarli (circa una tazza)
- rotella tagliapasta dentellata
- macchina per tirare la pasta (o mattarello per chi lo sa usare)
- olio di semi di girasole per friggere
- pentolone da frittura
Versate la farina in una terrina capiente insieme allo zucchero, al lievito e alla scorza grattugiata del limone. Buttateci sopra il burro tagliato con il cucchiaio a tocchi di 2 cm x 2 cm e iniziate a lavorare l’insieme con la punta delle dita, come sfarinando il burro e la farina insieme tra i polpastrelli. Otterrete un impasto granuloso ma il burro dovrà essere incorporato dalla farina. Cominciate quindi a versare il rum, poco alla volta, impastando continuamente. Dovrete ottenere una pasta omogenea ma dura da lavorare e il quantitativo indicato potrebbe variare a seconda della qualità della farina. Siate prudenti e procedete versando poco liquido alla volta, continuando a impastare per una decina di minuti. Quando sarà pronto, avvolgete l’impasto in pellicola per alimenti e lasciate riposare almeno 30 minuti in frigorifero. Nel frattempo preparate l’occorrente per stendere la pasta: la macchina sfogliatrice, un asse dove stendere le strisce e tagliarle, uno strofinaccio pulito dove disporre i pezzi tagliati. Trascorso il tempo di riposo, riprendete la palla e prelevatene un piccolo pezzo alla volta. Passatelo alla macchina più volte, ripiegandolo nei ripassaggi e diminuendo lo spessore progressivamente fino ad arrivare al terz’ultimo foro della regolazione. Ho provato a fare la sfoglia più sottile ma diventa difficilissima da cuocere, tende a bruciarsi e trattenere olio. Otterrete delle strisce di pasta che poi andrete a tagliare con la rotella nella forma che preferite ma in pezzi di dimensioni uguali. Disponete i pezzi tagliati su uno strofinaccio pulito e continuate fino a esaurimento della pasta. Mettete abbondante olio nel padellone per friggere e portatelo a temperatura alta, senza esagerare. I pezzi di pasta dovranno gonfiarsi in pochi secondi ma non brunirsi subito, devono cuocere qualche minuto fino a diventare color oro scuro. Disponete vicino al padellone due pezzi distinti di carta da frittura: su uno metterete i pezzi sgocciolati dall’olio perché finiscano di perdere l’olio in eccesso, sull’altro invece metterete i pezzi ben asciutti ma ancora tiepidi per spolverizzarli con lo zucchero a velo (usando l’apposito attrezzo o aiutandovi con un colino a trama fitta). A questo punto le chiacchiere sono pronte e non resta che disporle su un vassoio e servirle.
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Arriva l’estate. A dir la verità quest’inverno appena passato non è stato particolarmente freddo, quindi a rigor di logica non dovrei avere troppa smania di caldo, ma curiosamente ho una gran voglia di preparare insalate. Forse perché ho un po’ cambiato costituzione fisica e ho bisogno di cibo meno riscaldante, però in effetti mi garbano le insalate con ingredienti poco cotti, servite a temperatura ambiente. Per il crudo e il cibo freddo di frigorifero mi sembra ancora prestino, ma poi questa insalata si può ben preparare in anticipo e conservare in frigo. Il cous cous è un ingrediente che si presta benissimo, ma vi raccomando di usare quello integrale: più ricco di sapore e nutrimento, è il tocco in più che trasforma una insalata in un vero piatto unico. L’idea per questa ricettina mi è venuta leggendo il menù dell’evento “
Avere tempo è un grande lusso. Anzi, il vero lusso è avere tempo e denaro contemporaneamente. Di solito si ha tempo quando non si lavora e quindi si ha poco denaro da spendere. Ultimamente però è in corso la grande truffa: niente tempo, sempre di corsa tra tante faccende ma denaro comunque pochino. Cosa sto sbagliando? Mah… A questo aggiungiamo la frustrazione di un marito che vuole perdere del peso accumulato nei mesi invernali, quindi poco spazio alle sperimentazioni. Cucina basic, perlopiù. Ma siccome l’ortica è stato uno dei miei ingredienti favoriti in questa primavera e ho visto in frigo della purea avanzata dal 