IMG_1933 In English, please!

Nella ricerca di ricette portoghesi per l’Abbecedario Culinario d’Europa, mi sono imbattuta in molte ricette dolci che avrei voluto provare. Purtroppo tutte assolutamente non vegane. Mi sono riservata comunque la possibilità di prepararne una “per togliermi lo sfizio”. Dopo un tentativo fallimentare (per quanto desiderato a lungo) con i Pasteis de nata, spulciando tra i miei libri ho trovato questa ricetta. E’ tratta da A Baker’s Tour di Nick Malgieri, un libro meraviglioso dove l’autore raccoglie le ricette collezionate in tanti anni di viaggi per il mondo.

Nick Malgieri ci spiega che i raivas sono biscotti tipici della regione di Beirã e la caratteristica principale è la loro forma irregolare, che li rende anche molto divertenti da preparare. Io ho seguito le indicazioni di Nick Malgieri, ma ho visto online che si fanno anche meno laschi e con forme più compatte, come questa.

Sono risultati dei biscotti abbastanza secchi, ottimi per accompagnare una tazza di tè o di caffè, con un delicato profumo di cannella.

Ingredienti per 24 biscotti:

  • 2 cups di farina
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 5 cucchiai di burro, a temperatura ambiente
  • 1/2 cup sugar
  • 3 uova grandi

- Preparare due piastre per biscotti foderandole con carta da forno

- Posizionare le griglie del forno una nel ripiano alto e una nel ripiano basso del forno e farlo scaldare a 175 ºC.

- Mescolare insieme la farina e la cannella e tenere da parte.

- Montare il burro e lo zucchero con una frusta elettrica per 1-2 minuti fino ad ottenere una spuma morbida e leggera. Aggiungere le uova una ad una. Ogni uovo deve essere ben amalgamato prima di aggiungere il successivo.

- Aggiungere la farina e amalgamare bene con una spatola di silicone.

- Trasferire l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e lavorarla a mano per qualche minuto finché l’impasto sarà liscio.

- Dare la forma di un cilindro e dividerlo in sei parti uguali. Ognuno dei sei pezzi va poi diviso in quattro parti, in modo da ottenere 24 pezzi.

- Allungare ogni pezzo in modo da creare dei cordini lunghi circa 50 cm (Nota: a me non sono venuti cosi lunghi, li ho tenuti troppo grossi…). Sulla piastra, unire le due estremità in modo da formare un cerchio e poi spingere con le dita dall’esterno verso l’interno del cerchio in modo da creare forme irregolari.

- Ripetere con tutti i biscotti e infornare per circa 12-15 minuti, scambiando di posizione le due piastre almeno una volta durante la cottura. A fine cottura dovranno essere leggermente cresciuti, dorati e il dito non deve affondare se provate a premerlo sull’impasto.

- Far raffreddare su una gratella e (se riuscite a non mangiarli tutti) conservarli in una scatola di metallo o di plastica a chiusura ermetica.

 

Raivas (Portuguese cinnamon cookies)

IMG_1924This recipe comes from Nick Malgieri’s A Baker’s Tour and these cookies are typical of the Beirã region in Portugal. I came across this recipe while looking for inspiration for the European Culinary ABC and on the Internet I found that these cookies often have a tighter and less loose shape (like these).

 

 

 

Ingredients for 24 cookies:

  • 2 cups of flour
  • 1 tsp of cinnamon
  • 5 tbsp unsalted butter, softened
  • 1/2 cup sugar
  • 3 large eggs

- Line two cookie sheets with parchment paper.

- Set racks in the upper and lower thirds of the oven and pre-heat at 175 ºC.

- Stir the flour and cinnamon together and set aside.

- Beat the butter and the sugar with an electric mixer until soft and light (about 2-3 minutes). Beat in the eggs, one at a time, beating smooth after each addition.

- Stir in the flour by hand using a large rubber spatula.

- Scrape the dough onto a lightly floured surface and fold the dough over two or three times until it’s smooth.

- Roll the dough into a cylinder and divide it into six equal pieces, then cut each piece into four to make 24 pieces in total.

- Roll one piece of dough to a rope about 50cm (20 inches) long. Join the ends and place on one of the sheets. Push the sides of the circle toward the centre to form an irregular pattern. Repeat with all the remaining pieces.

- Bake the cookies until they are slightly puffed, deep golden and firm when pressed with a fingertip, about 12-15 minutes in total. Exchange the position of the cookie sheets at least once during the baking.

- Transfer to a rack to cool and keep in a tin or plastic container… if you manage not to eat them all!

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 In English, please!

Siamo al terzo appuntamento dell’Abbecedario Culinario d’Europa: “C come Canja de galinha“. Siamo in Portogallo, il paese ospitato (e magnificamente introdotto) dal blog di Melagranata. Nessuna di noi Sisters è mai stata in Portogallo (altro paese nella lista dei desideri…), quindi non avevamo esperienze dirette a cui fare riferimento. E diciamolo: questo Portogallo ci ha messo in difficoltà. Troppa carne, troppo pesce, troppe uova… Non ci aspettavamo una cucina cosi poco “vegetale”. Cercare una ricetta vegana e’ stata una vera sfida!  Tra i tanti siti/blog consultati, siamo incappate in questa storiella che ci ha fatto capire la vera difficoltà del nostro obiettivo: “When I first think about Portuguese cuisine, vegetarian or vegetables are definitely not what come to mind, while fish, meat and rice are more common. But as a foreigner, I am no expert. So I decided to take a poll of every Portuguese mama and grandmama I could get my hands on, as well as their twenty to thirty-something year old sons still living at home and enjoying their cooking. To no surprise, much of the answers were the same, “Cozinha vegetariana? Uhhh…… I don’t think we have that”, with a peculiar expression that inferred, “why would anyone want to just eat vegetables??” And true to point, most of Portugal’s famous dishes contain some form of protein and starch, and although vegetables are included, they are almost never the main feature of any dish.” Insomma, come dire… mission impossible!

Avremmo potuto fare una versione veg del caldo verde, ma visto che la zuppa era già stata proposta per i Paesi Bassi ci siamo ostinate a cercare altro. Alla fine abbiamo trovato questa ricetta che ci ha convinto per la sua semplicità e perché l’abbinamento riso/fagioli è forse una delle eredità più famose del Portogallo nell’America Latina.

L’abbiamo accompagnato a quest’altra ricetta che abbiamo trovato sullo stesso sito, che non sappiamo quanto sia autenticamente portoghese, ma ci è piaciuta!

Ingredienti per 8 persone:

  • olio d’oliva
  • 1 cipolla media, tritata fine
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • 1 cucchiaino di paprika
  • 2 foglie di alloro
  • 6 cups di acqua
  • 3 cups di riso a chicco lungo, sciacquato (non basmati! – noi abbiamo usato riso integrale)
  • sale
  • pepe bianco o nero
  • 2 scatole di fagioli (noi abbiamo usato un misto di fagioli rossi e bianchi di Spagna)

- In una pentola capiente (noi abbiamo usato una in ghisa), scaldare l’olio d’oliva a fuoco medio. Aggiungere la cipolla e farla rosolare fino a quando saranno dorate. Aggiungere il prezzemolo, la paprika e le foglie di alloro e lasciar cuocere per un minuto.

- Versare il riso, farlo tostare un minuto e poi aggiungere l’acqua, il sale e il pepe. Coprire e portare a bollore. Quando l’acqua bolle, abbassare la fiamma. Lasciar cuocere per circa 15 minuti, poi aggiungere i fagioli (scolati e sciacquati). Mescolare, aggiustare di sale se necessario, coprire di nuovo e far finire la cottura.

- A cottura ultimata, tenere coperto e lasciar riposare 10 minuti prima di servire.

Bom apetite!

Jagacita

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This is our third post for the European Culinary ABC, we’re now in Portugal, hosted by the great Melagranata.
We must admit we’ve had our difficulties this time. We did not expect so much meat, fish, eggs… and such a “vegetarian unfriendly” cuisine! While looking for a vegan recipe to prepare, we’ve found this story that gave us the idea of how difficult it was going to be:  ”When I first think about Portuguese cuisine, vegetarian or vegetables are definitely not what come to mind, while fish, meat and rice are more common. But as a foreigner, I am no expert. So I decided to take a poll of every Portuguese mama and grandmama I could get my hands on, as well as their twenty to thirty-something year old sons still living at home and enjoying their cooking. To no surprise, much of the answers were the same, “Cozinha vegetariana? Uhhh…… I don’t think we have that”, with a peculiar expression that inferred, “why would anyone want to just eat vegetables??” And true to point, most of Portugal’s famous dishes contain some form of protein and starch, and although vegetables are included, they are almost never the main feature of any dish.” Looked like a mission impossible!
After a long research, we came across this recipe, which we liked for its simplicity and because we thought that the combination rice-beans is one of the most important legacies of Portuguese cuisine in Central and South Americas.

We prepared the Jagacita together with this other recipe. We can’t tell if it’s truly authentic Portuguese, but we liked it very much! :)

Ingredients for 8 people:

  • 3/4 cup olive oil
  • 1 cup onion, finely chopped
  • 2 tablespoons finely chopped fresh parsley
  • 1 teaspoon paprika
  • 2 bay leaves
  • 6 cups water
  • 3 cups uncooked long grain rice (not basmati! We used brown rice)
  • 2 teaspoons coarse salt or to taste
  • Fresh ground white or black pepper
  • 2 cups cooked lima, kidney, butter beans (freshly cooked or canned)

1. Heat the olive oil in a large pot. Add the onions and sauté them until they are lightly golden. Toss in the parsley, paprika and bay leaves. Simmer for a minute.

2. Pour in the rice and let it toast for a minute. Add the water, salt and pepper. Cover and bring to boil, then reduce the heat to simmer and cook until the rice is almost down, about 15 minutes.

3. Stir in the beans, recover and continue to simmer for 15 minutes more. Shut the heat and let stand for 10 minutes before serving.

Bom apetite!

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IMG_1912In English, please!

Siamo al secondo appuntamento dell’Abbecedario Culinario d’Europa: “B come Bryndzové halušky”. Stavolta ci ospita la casa virtuale di Terry di Crumpets & Co, che ha magistralmente raccolto tante informazioni su questo paese ancora poco battuto dai turisti, oltre ad aver riportato la ricetta dal nome impossibile :)

Le Sisters non hanno mai avuto il piacere di visitare la Slovacchia, lo ammettiamo. Forse un paese un po’ dimenticato, perché troppo spesso si pensa solo alla sua sorella più famosa, la Repubblica Ceca. Per noi la Slovacchia è un paese da scoprire e iniziamo a farlo attraverso le sue tradizioni culinarie!

Come sempre per noi la sfida è trovare una ricetta che sia almeno vegetariana (o vegetarianizzabile) o ancor meglio vegana. Ma è anche una sfida che ci permette di approfondire conoscere meglio cosa ogni paese ha da offrire attraverso la sua cucina ed è sempre un gioco divertente.

IMG_1910Stavolta siamo incappate in questa ricetta (grazie al sito Slovak Cooking) e non c’è stato bisogno di cambiare nulla, tutto vegan in partenza :) . I lokše altro non sono che delle specie di “crêpes” a base di patate e farina, preparate solitamente per Natale o per il venerdì santo. Si possono farcire con ripieni dolci o salati, tipicamente crauti o marmellata con aggiunta di semi di papavero sopra. Ci siamo in parte attenute alla tradizione usando i crauti (con aggiunta di semi di mostarda) e poi abbiamo preparato un altro ripieno a base di bietole, lenticchie e cumino (già pubblicato qui) e bisogna dire che ci stava benissimo! La base di patate è molto delicata e neutra, perfetta per ripieni dal gusto forte come i crauti. Ci è piaciuta molto anche la sua consistenza, vellutata, morbida e poco grassa. Insomma, divertente da preparare e ottima da mangiare! Questa la ricetta della base, a voi sperimentare nuovi ripieni :)

Ingredienti per una decina di lokše:

  • 7 patate medio-piccole (circa 500g in totale)
  • una tazza di farina, più altra (abbondante) per spolverare il piano di lavoro.
  • sale

- Lavate bene le patate e mettetele in una pentola di acqua fredda, intere e non sbucciate. Portate a bollore e fartele cuocere fino a quando si riesce a passarle facilmente con la lama di un coltello. Non devono essere sfatte, devono mantenere la loro consistenza.

- Scolarle, spellarle e grattugiarle con una grattugia a fori grossi. Se restano alcuni pezzetti “non grattugiabili” non è un problema, anzi…

- In una ciotola capiente impastate le patate con la farina e un poco di sale. L’umidità dell’impasto varia molto a seconda del tipo di patate utilizzate, quindi se risulta appiccicoso aggiungete altra farina (un cucchiaio scarso per volta, per non rischiare di avere il problema opposto).

- Infarinate la spianatoia e lavorate l’impasto in modo da creare un cilindro di circa 6-7cm di diametro. Poi tagliate a fette di circa 2.5cm di spessore. Fate delle palline con ogni fetta e schiacciatele leggermente. Tenetele tutte da parte (suggerisco su uno strofinaccio pulito cosparso di farina).

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- Mettete a scaldare la padella che userete per cuocere i lokše, senza alcun grasso. Nel frattempo potete iniziare a stendere la prima sfoglia. Infarinate bene il piano di lavoro e il matterello, stendere il disco di impasto fino ad avere una crepe spessa 1-2 mm.

IMG_1904- Trasferite il disco di pasta sulla padella, quando si formano delle chiazze scure sotto è il momento di girarle. A quel punto si dovrebbero formare delle bolle, come quando si cuoce il chapati :) Godetevi la magia e quando sarà pronta trasferitela su un piatto. Spennellate con olio su un lato solo e continuate con gli altri dischi.

 

 

 

 

- Quando saranno pronte, servitele subito con i vari condimenti che avete scelto.

Dobrú chuť! :)

Lokše (Slovak potato pancakes)

IMG_1911This recipe is our second post for the European Culinary ABC. This is the letter “B for Bryndzové halušky”, a recipe that you will find in the hosting blog Crumpets & Co.

The Cooking Sisters have never been to Slovakia, not yet! :) We start to discover this country from its culinary traditions while (as usual) we try to find a good vegetarian/vegan recipe to try. This time there was no need to make any changes, as this is already a vegan recipe (found on Slovak Cooking).

Lokše are usually prepared for Christmas and Good Friday, they are basically  thin pancakes filled with sweet or savoury preparations, traditionally they are served with sauerkraut or jam with a sprinkle of poppy seeds. We have decided to do two savoury fillings: sauerkraut (following the tradition) and a mix of lentils and chard with cumin (recipe here).

We loved the smooth and silky texture of this pancakes, a very good neutral base that goes well with strong flavours, such as sauerkraut. The only downside: they finish too quickly! :)

Ingredients for about 10 lokše:

  • 7 medium potatoes (about 500g in total)
  • a cup of flour, plus some extra for dusting.
  • salt

- Wash the potatoes (keeping the skin on) and put them in a pot with cold water. Bring to boil and cook until you can pierce them with a fork, be careful not to overcook them as they should stay solid, not crumble.

- When they’re cooked, peel them and grate them with a coarse grater. If there are some smaller bits that you cannot grate it’s not a problem at all.

- In a wide bowl knead together the potatoes, flour and salt. Depending on the quality of the potatoes, you may need to add a little bit more flour, so if the dough is sticky just add it one spoon at the time.

- On a floured surface roll the dough to obtain a cylinder 6-7 cm in diameter. Slice it into bits approx 2.5 cm wide, make flat balls out of each bit and put them aside (I suggest on a clean tea towel sprinkled with flour).

- Heat the pan you will use to cook the lokše, without any oil or butter. In the meantime, roll out the first lokše on a floured surface and with a floured rolling pin until you obtain a disc about 1-2 mm thick.

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- Put the lokše on the hot pan. When dark spots appear on the bottom you can turn it over. At this point air bubbles may form. Enjoy the magic and leave the pancake on the pan until it’s evenly cooked. Then put it on a plate and brush it with good oil on one side only. Repeat with the remaining dough balls.

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- When all the lokše are ready, serve them warm with the fillings you have chosen and enjoy!

Dobrú chuť! :)

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IMG_1913In English, please!

Tutto nasce pensando a un buon ripieno per una ricetta nuova che seguirà presto (di cui vedete un’anteprima qui nella foto in secondo piano). Un bel ripieno semplice, leggero e veloce. E’ venuto fuori un piatto che, accompagnato da un cereale integrale, può diventare anche un ottimo piatto unico.

Ne approfittiamo per partecipare alla bella iniziativa di Sam di Laboratorioveg che in queste settimane ha raccolto tantissime ricette tutte con ingredienti di stagione! Ci uniamo con piacere :)

Ingredienti:

  • 200g di lenticchie verdi (io ho usato quelle di tipo “Puy”, molto diffuse qui in UK)
  • 450g di bietole a costa larga
  • 450g di scalogni banana (circa 3 grossi scalogni)
  • una manciata di semi di cumino
  • 2 cucchiaini di cumino in polvere
  • 1 cucchiaino di paprika dolce
  • 1 spicchio d’aglio
  • alga kombu
  • olio d’oliva
  • sale

- Per prima cosa, mettete a mollo le lenticchie per qualche ora. L’ammollo non è un’operazione indispensabile per le lenticchie perché non hanno bisogno di lunga cottura, ma le rende comunque più tenere e (cosa più importante) serve ad avviare la trasformazione del seme in germoglio, aumentando enormemente i suoi valori nutrizionali.

- Sciacquarle bene (non utilizzare l’acqua di ammollo per la cottura) e metterle in una pentola di acqua fredda con uno spicchio d’aglio non sbucciato e schiacciato e un pezzetto di alga kombu. Portare a bollore, abbassare la fiamma e lasciar cuocere mescolando ogni tanto. Salare solo qualche minuto prima di toglierle dal fuoco.

- Mentre le lenticchie cuociono, lavate bene le bietole e mettetele a scolare. Separate le coste dalle foglie.

- Sbucciate gli scalogni e tagliateli a metà per la lunghezza. Affettateli sottili e tenete da parte.

- Prendete le coste delle bietole e affettatele sottili. Tenetele da parte insieme agli scaloni.

- In una padella capiente mettete a scaldare dell’olio di oliva (non extra vergine in questo caso, sarebbe troppo forte). Quando sarà caldo mettetevi a cuocere gli scalogni e le coste. Aggiungete il cumino e la paprika, mescolate bene. Fate cuocere qualche minuto a fiamma vivace e poi coprite e abbassate la fiamma per far stufare il tutto.

- Nel frattempo preparate le foglie delle bietole. Arrotolatele a sigaro e affettatele a striscioline il più sottili possibile. Quando gli scalogni e le coste saranno morbidi, aggiungete le foglie, lasciandole sopra, senza mescolare. Coprite di nuovo e lasciate stufare.

- Nel frattempo le lenticchie saranno pronte. Scolatele, eliminate l’alga e l’aglio.

- Quando le foglie si saranno un poco appassite, aggiungete le lenticchie, il sale, mescolate bene e terminate la cottura per qualche minuto, sempre coperto e aggiungendo acqua se i liquidi rilasciati dalle verdure non dovessero essere sufficienti.

- Quando saranno pronte, lasciate raffreddare un poco tenendo sempre coperto per mantenere l’umidità.

Enjoy! :)

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Green Puy Lentils and Swiss Chard with Cumin

The idea of this recipe came when thinking of a possible filling for another recipe that we will post soon :)
I was looking for something seasonal, simple, light and quick. It turned out that this can also be a good main dish if you serve it together with a whole cereal.

Ingredients:

  • 200g green Puy lentils
  • 450g Swiss chard
  • 450g banana shallots (about 3 big ones)
  • a handful of cumin seeds
  • 2 teaspoons of cumin powder
  • 1 teaspoon of sweet paprika
  • 1 clove of garlic
  • kombu seaweed
  • olive oil
  • salt

- First thing: soak the lentils for a few hours. Soaking is not really necessary with lentils as they usually cook quite quickly, but it makes them more tender anyway and (most important) it activates the sprouting processes inside the seeds, making their nutritional value richer.

- Drain and wash the lentils (do not use soaking water to cook them) and put them in a pot with cold water together with a garlic clove (not peeled and crushed) and a piece of kombu seaweed (about 3cm). Bring to boil, lower the heat and leave to cook stirring occasionally. Add salt only towards the end.

- In the meantime, wash the chard and leave it to drain. Separate the stalks from the leaves.

- Peel the shallots and cut them into halves lengthways, then thinly slice them. Set aside. 

- Thinly slice the chard stalks and keep them together with the shallots.

- Heat some oil in a wide pan (extra virgin olive oil would be too strong in this case) then add the shallots and stalks. Add the spices and stir. Cook on high heat for a few minutes, then put a lid on and lower the heat. Let it stew for about 5 minutes.

- In the meantime prepare the leaves. Roll them together as cigars and thinly slice them. When shallots and stalks are tender, add the leaves on top, without mixing, put the lid again and leave to cook.

- At that point lentils will be ready. Drain them, take out the garlic and the kombu and set aside.

- When the leaves have lost some of their volume, add the lentils and salt. Mix all the ingredients, cover and leave to cook for another 5 minutes. Add some water if the liquids coming from the vegetables are not enough.

- When it’s ready, let it cool down in the pan with the lid on to keep moisture inside.

Enjoy! :)

 

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Ed eccoci qua a rispondere all’ultimo richiamo della trattora Aiuolik. Dopo il successo dell’Abbecedario Culinario d’Italia, perché non allargare gli orizzonti e passare all’Europa? Noi che siamo state sempre delle europeiste convinte, non potevamo restare indifferenti. Stavolta il nostro blog non ospita alcun paese, ma con piacere cercheremo di partecipare alle varie tappe.

Siamo quindi alla prima lettera, la A di Appeltart, ovvero i Paesi Bassi, gentilmente ospitati da Gata da Plar.

L’unica esperienza di viaggio nei Paesi Bassi risale a ben 10 anni fa, un weekend lungo ad Amsterdam, bellissima cittadina che per un po’ ci ha fatto pensare che potesse essere un buon posto in cui trasferire le tende (le case storte, i canali, le biciclette, le case storte, oh ma quanto sono belle le case storte…). Da un punto di vista culinario però non avevo assaggiato nulla di assolutamente tipico. Ho fatto quindi una ricerca e non sembrava semplice trovare qualcosa adatto a noi vegetariani (considerando il fatto che non volevo fare un dolce). Molti stufati di carne, molti arrosti… finchè non ho trovato lei: la zuppa dal nome impronunciabile!

Perfetta per il periodo invernale, la versione originale di questa zuppa (chiamata anceh snert)include carne di maiale, pancetta e altre maialerie… ma mi è sembrata perfettamente adattabile in versione vegetariana. Anzi, dirò di più: l’ho proprio veganizzata! L’esperimento mi ha molto soddisfatto e ve lo propongo qui, spero vi piaccia.

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Ingredienti per 4 persone:

  • 300g di piselli secchi decorticati
  • 160g di chorizo vegan (ho usato 4 salsiccette Spacebar)
  • 1 buon dado vegetale
  • 1.75 l di acqua
  • 2 coste di sedano (quelle più interne)
  • 100g di carote
  • 1 patata grandetta
  • 1 cipolla ramata piccola
  • 100g di porro
  • 100g di sedano rapa
  • 120g di tofu affumicato
  • sale e pepe a piacere
  • olio d’oliva

- In una pentola capiente mettete in acqua fredda i piselli, il chorizo tagliato a tocchetti e il dado. Portate a bollore e fate cuocere per circa 45 minuti, eliminando l’eventuale schiuma che affiora e tenendo coperto il più possibile. Date una mescolata ogni tanto.

- Mentre i piselli cuociono, preparate le verdure. Togliete i filetti dal sedano e tagliatelo a tocchetti; tagliate le carote a rondelle un po’ grosse (quasi 1cm); pelate e tagliate a cubetti la patata; tritate la cipolla; affettate a rondelle il porro; pulite e tagliate a cubetti il sedano rapa.

- Dopo circa mezzora di cottura, togliete il chorizo e tenete da parte.

- Quando i piselli iniziano a perdere consistenza (circa 45 minuti), aggiungete le verdure e fate cuocere altri 30 minuti.

- Nel frattempo, tagliate il tofu affumicato a bastoncini che farete tostare in una padella con un poco di olio (io ho usato olio di semi di zucca, ma usate quello che preferite) per renderli croccanti. Nella stessa padella, dopo aver tolto il tofu, potete saltare i pezzi di chorizo e farli dorare un poco.

- Quando le verdure sono cotte, i piselli dovrebbero essere ormai completamente spappolati: la zuppa è pronta. Potete decidere se lasciarla così con i pezzettoni oppure frullarla e farne una vellutata. Io ho scelto la seconda opzione. Una volta frullata, ho ributtato dentro i pezzi di salsiccia, ho aggiustato di sale e pepe e aggiunto poco olio per dare un poco dell’elemento grasso che in fondo manca in assenza totale di carne.

- Versate nelle ciotole e disponetevi sopra le striscioline di tofu tostato con un filo di olio a crudo. Io ho aggiunto anche un poco di lievito a scaglie.

Eet smakelijk!

In English, please!

IMG_1896This is our contribution to the European Culinary ABC, a fun project by our friend Aiuolik of Trattoria MuVarA.

We are at the first entry: A like Appeltart. We are therefore in The Netherlands, and the hosting blog is Gata da Plar.

I visited this country ten years ago, during a long weekend in Amsterdam. A beautiful vibrant city, which I thought it may be a nice place where I myself could settle (oh those houses on the canals…). During that weekend I didn’t have the chance to taste any traditional Dutch dish, so for this post I had to do a bit of research. I didn’t want to prepare a pudding, but it was quite hard to find a vegetarian friendly recipe, until I found this belly-warming winter soup. The traditional version has lots of pork meat (sausages, bacon), but I could immediately see how the vegetarian version could be. Even better: it’s become vegan! I hope you like it :)

Ingredients for 4 people:

  • 300g green split peas
  • 160g vegan chorizo (I used 4 Spacebar chorizos)
  • 1 good stock cube
  • 1.75 l water
  • 2 celery sticks (the tender ones on the inside)
  • 100g carrots
  • 1 large potato
  • 1 small onion
  • 100g leek
  • 100g celeriac
  • 120g smoked tofu
  • salt and pepper
  • olive oil

 

-Put the water, peas, stock cube and the sausage in big chunks into a large pot. Bring to boil and leave to cook for about 45 minutes, skimming any froth that forms on the surface. Stir occasionally and keep the lid on as much as possible.

- In the meantime, prepare the veggies. Clean the celery sticks (elimate as many nasty threads as you can) and cut them in chunks; slice the carrots (about 1cm thick); peel and cube the potato; chop the onion; slice the leek; peel and cube the celeriac.

- After about 30 minutes, take out the chorizo and set aside.

- When the peas are cooked, add all the vegetables and cook for another 30 minutes.

- Thinly slice the tofu or cut it in sticks and toast it in a hot pan with oil (I used toasted pumpkin seeds oil). Set the tofu aside and in the same pan roast quickly the chorizo chunks until they are golden.

- When the vegetables are cooked the peas should be completely “melted”. Your soup is ready! You can leave as it is, with the vegetables in chunks, or you can puree it with a blender (that’s what I did). Add the chorizo, season with salt and pepper and add some olive oil.

- Serve in bowls, add the toasted tofu slices on top and some olive oil. I also sprinkled some yeast flakes.

Eet smakelijk!

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Pasta coi tenerumi

In English, please!

Vivo e lavoro a Londra, ma devo dire che da quando sono qui ho avuto la fortuna di conoscere tanti bellissimi siciliani, tre dei quali sono amici di lavoro (dire colleghi è riduttivo). Tra le cose belle che derivano dall’essere quotidianamente a contatto con amici siculi ci sono: a) un notevole arricchimento linguistico (parole come curtigghio, aggaddarsi, abbuttare sono ormai parte del mio lessico…); e b) si parla spesso di cibo e si scoprono un sacco di cose nuove e ghiotte! E’ così che un pomeriggio d’estate, parlando di cosa fare a cena, salta fuori la mitica pasta coi tenerumi. Le mie due amiche iniziano a raccontarmi mirabilie di questa pasta/zuppa e la coincidenza ha voluto che una delle due dovesse tornare a Palermo per il weekend e decide che al suo rientro mi porta l’occorrente per farla. Si, perché è vero che a Londra si trova tutto, ma i tenerumi sono merce rara fuori dalla Sicilia, figuriamoci fuori dall’Italia!

“Mi raccomando, però” mi specificano, “devi fare anche il picchipacchio!” La mia espressione credo sia stata più o meno questa: O.o
Certo che lo faccio il picchipacchio, ci mancherebbe… magari se mi spiegate cosa diavolo è!!

Insomma, fatto sta che un lunedì pomeriggio si materializza in ufficio, con volo diretto da Palermo, un bustone pieno di tenerumi e zucchina lunga. Si, perché i tenerumi altro non sono che le foglie tenere (appunto) di questa varietà di zucchina poco diffusa al di fuori della Sicilia e di alcune zone del sud Italia e che la mia Sister vi ha già fatto conoscere tempo fa, in questo post, grazie al suo verduraio cagliaritano all’avanguardia che le coltiva nel suo orto.

Quindi, ecco a voi i tenerumi, in tutta la loro verde pelosetta ricciolosità:

Belli vero? :)

E ora la ricetta, così come mi è stata data e come l’ho preparata. Visto che il patto era che avrei portato i risultati in ufficio, a garanzia posso dire che i siciliani hanno gradito!

P.S. Quasi mi dimenticavo! Anche questa ricetta partecipa all’Abbecedario Culinario d’Italia organizzato dalla Trattoria MuVarA e ospitato, per la Sicilia, dal blog di Fragoliva.

Ingredienti

Nota: impossibile stavolta dare le quantità, tantomeno dire per quante persone. Sono andata completamente a occhio con le proporzioni in base alla quantità di verdure ricevute… e abbiamo sfamato 7 persone con svariati bis!

  • Tenerumi
  • Zucchina lunga
  • Pomodori (credo che l’ideale siano i San Marzano, in alternativa potete usare dei piccoli pomodori a grappolo)
  • Spaghetti spezzati
  • Aglio
  • Olio extra vergine di oliva
  • Sale
  • Pepe a piacere

- Per prima cosa preparare il picchipacchio: tagliare a filetti i pomodori (o se sono molto piccoli, tagliarli in quarti). Tritare l’aglio e farlo soffriggere in olio d’oliva un minuto. Aggiungere il pomodoro e far cuocere con un pizzico di sale. I pomodori non si devono disfare, devono insaporirsi ma mantenere la loro consistenza. Una volta pronto, tenere da parte.

- Lavare bene le foglie per togliere eventuali residui di terra e tagliarle a striscioline. Le foglie più piccole e i germogli teneri possono restare interi. Con un coltello seghettato “grattare” la buccia delle zucchine, poi tagliarle a dadini.

- In una pentola, mettere a bollire dell’acqua. Per la quantità di acqua, considerate che qui ci andranno cotte le foglie, le zucchine e la pasta per poi ottenere una zuppa non troppo “brodosa”. Una volta che l’acqua raggiunge il bollore, salare e buttare dentro le foglie e la zucchina. Far cuocere 7-8 minuti (o di più se la pasta ha una cottura veloce) e poi aggiungere gli spaghetti precedentemente spezzati. Circa a metà cottura della pasta aggiungere il picchipacchio e fare finire di cuocere. Regolate di sale se necessario.

- Aggiungete un filo di olio a crudo sui piatti e, se gradite, finite con una macinata di pepe nero.

In English, please!

Pasta coi tenerumi

This is a typical Sicilian dish, made with the leaves of a long pale courgette that’s very common in Italy’s biggest island.

In my case, both the leaves and the courgette were brought straight from Palermo by a Sicilian friend of mine and I cooked them immediately, to have them as fresh as possible.

Sadly this time it’s really impossible to tell the quantities as I added everything in proportion, without measuring the ingredients. I hope it’s not too confusing!

Ingredients:

  • Long courgette leaves (tenerumi)
  • Long courgettes
  • Tomatoes (I think ideally these should be San Marzano, but you can also use small vine tomatoes)
  • Broken spaghetti
  • Garlic
  • Extra virgin olive oil
  • Salt
  • Black pepper (optional)

- First of all, let’s prepare the picchipacchio: slice the tomatoes in little “fillets” (or, if you are using vine tomateos, cut them in halves or quarters, depending on the size). Chop the garlic and let it fry in a pan with some good olive oil for about one minute. Then add the tomatoes, a pinch of salt and leave to cook for a few minutes. Tomatoes should be cooked but should not melt and lose their shape. Once it’s ready, turn the gas off and keep aside.

- Wash the leaves very carefully, then cut them into stripes. Smaller leaves and sprouts can be left whole. Scrape the skin of the courgettes with a serrated knife, then cut them in small cubes.

- In a pot, bring some water to boil. Now, about the quantity of water… you should consider that you are going to cook the leaves, the courgettes and the pasta in this water, and that the final result is a soup, but it shouldn’t be too watery. When water is boiling, add some salt, then the leaves and the courgettes. Boil for about 7-8 minutes (depending also on how long the pasta will take) then add the spaghetti (previously broken into 2 cm bits, approximately). When the pasta has reached half of its cooking time add the tomatoes. Add some salt if necessary.

- Put into serving bowls and add some extra virgin olive oil (and some freshly ground black pepper, if you like) on top.

 

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In English, please!

E Nostra Signora, in s’immaginetta,
mi castia e pista u-a pibirista,
e cantada cun boxi melodiosa:
“Malloreddus cun bagna a sa campidanesa”
Ohi Gesù-Maria!
Itt’è custa boxi?
“Malloreddus cun bagna a sa campidanesa”
Ohi! Mamma mia!
Ma custa è Nostra Signora cantendi?

Così canta la grande Rossella Faa nel suo brano “Malloreddus cun bagna” in cui si racconta di una giovane che per amore decide di chiedere una grazia a Nostra Signora ‘e Sa Cosa ‘e Pappai (letteralmente: Nostra Signora della Roba da Mangiare), la quale le compare chiedendo di prepararle i malloreddus alla campidanese.

I malloreddus col sugo alla campidanese (questa la traduzione esatta) sono un classico della cucina sarda, una di quelle pietanze che fanno parte delle nostre tenaci radici. Personalmente, i malloreddus hanno il potere proustiano di riportarmi in un istante a infinite memorie passate di vita familiare.

C’è bisogno di spiegare cosa sono i malloreddus? Forse no, tutti gli italiani che incontro sembrano conoscerli ormai. Comunque, diciamo che si tratta di gnocchetti lunghi e sottili, spesso aromatizzati allo zafferano (i miei preferiti!).

Il sugo alla campidanese* è una sorta di ragù fatto con la salsiccia fresca (c’è chi la taglia a tocchetti, chi la spella e la “sbriciola”) e a volte con aggiunta di zafferano. E naturalmente – indovinate un po’? – qui ne presentiamo una variante vegetariana, ovvero un ragù di lenticchie e funghi, ottimo anche con altri tipi di pasta o (perché no?) per condire delle lasagne al forno.

Anche questa ricetta partecipa all’Abbecedario Culinario d’Italia, attualmente atterrato appunto in Sardegna.

* Il Campidano, per chi non lo conoscesse, è la fertile pianura che si estende da Oristano fino a Cagliari.

 

Ingredienti per 4 persone:

  • 280 g di malloreddus
  • 2 pugni di lenticchie marroni
  • 150 g di funghi (io ho usato champignon marroni)
  • 2 carote medio-piccole
  • 1/2 cipolla
  • 1 foglia di alloro
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1/2 litro di passata di pomodoro
  • sale
  • olio d’oliva

- Mettete a bagno le lenticchie per qualche ora (l’ammollo non è indispensabile, ma se potete vi riduce un poco i tempi di cottura). Sciacquatele e mettetele in acqua fredda con la foglia d’alloro e lo spicchio d’aglio schiacciato. Portate a bollore e fate cuocere per una decina di minuti o fino a quando le lenticchie saranno quasi completamente cotte. E’ importante che mantengano la loro consistenza perché poi continueranno a cuocere insieme al sugo. Scolatele, togliete l’alloro e l’aglio e tenete da parte.

- Tritate la cipolla, i funghi e le carote. In un tegame fate scaldare dell’olio d’oliva e poi fatevi appassire la cipolla. Aggiungete la carota, fate cuocere qualche minuto e poi aggiungete i funghi e le lenticchie. Mescolate bene, aggiungete il vino e fate sfumare.

- Aggiungete il pomodoro, il sale, poi coprite e fate cuocere a fuoco basso per circa 30-40 minuti (dipende da quanto è acquosa la passata che state usando), mescolando ogni tanto.

- Mettete a cuocere i malloreddus in acqua bollente e salata. Quando saranno pronti, scolate e condite con il sugo.

- Normalmente in Sardegna si serve con una grattata di pecorino o di parmigiano… a voi la ricerca di un equivalente vegetariano!

 

In English, please!

Malloreddus with vegetarian Campidanese sauce

This comes from a traditional recipe from Sardinia. Malloreddus are a typical kind of pasta, like small and thin gnocchi, and the Campidanese sauce is usually made with fresh sausage (as in a sort of ragù). However, we suggest here a vegetarian version with lentils and mushrooms instead of the sausage. Of course this sauce can be used with other kinds of pasta or to prepare some good cruelty-free lasagne.

Ingredients for 4 people:

  • 280 g malloreddus
  • 2 handfuls brown lentils
  • 150 g chestnut mushrooms
  • 2 medium carrots
  • 1/2 onion
  • 1 bay leaf
  • 1 clove of garlic
  • 1/2 glass of dry white wine
  • 500 ml tomato passata
  • salt
  • olive oil

- Soak the brown lentils for a couple of hours in cold water. Drain and put them in a pan with cold water, the bay leaf and the garlic. Bring to boil and leave to cook about 10 minutes. They should be almost done, as they will continue to cook with the sauce. Drain, take out the bay leaf and the garlic and then set apart.

- Chop the onion, the carrots and the mushrooms finely (not too much for the mushrooms). Heat some oil in a sauce pan, add the onion and let it sweat a little, then add the carrots. Cook for a few minutes, then add the mushrooms and the lentils. Stir, then add the wine and let it dry out.

- Pour in the tomato passata, add some salt, cover and leave to cook for about 30-40 minutes on low heat or until you have a thick sauce, stirring now and then.

- Cook the malloreddus in boiling salted water. When they’re ready, drain and add the sauce.

- Usually in Sardinia this is served with some grated pecorino cheese (or pamigiano) on top.

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In English, please!

Ed eccoci giunte al nostro contributo all’Abbecedario Culinario d’Italia: Q come Quartu Sant’Elena.

La divertente iniziativa della Trattoria MuVarA ci porta finalmente nella seconda isola più grande d’Italia, una terra un po’ selvatica, perché chi per secoli è stato vittima di predatori, conquistatori e scambi diplomatici fra regni, finisce inevitabilmente col guardare con diffidenza il prossimo. Ma chi ha la pazienza e la determinazione di scoprire cosa c’è oltre, troverà una terra e delle persone che sanno accogliere con calore e sono capaci di donare eterna amicizia.

In quanto sarde non avremmo dovuto (secondo il regolamento) scegliere la nostra regione per l’Abbecedario, ma in quanto sarde emigrate è stato deciso di fare un’eccezione. Ringraziamo quindi Aiuolik, perché quando si è lontani da casa, molte cose che prima si davano per scontate assumono un nuovo valore ed è un piacere riscoprirle, comprese le abitudini culinarie!

Se pianificate un viaggio in Sardegna, Quartu Sant’Elena non sarà probabilmente fra le vostre mete, magari vedrete i cartelli che ne indicano la direzione mentre andate verso le spiagge di Villasimius. Ma sappiate che Quartu Sant’Elena è la seconda cittadina della Sardegna in termini di abitanti e una delle Sisters ci ha vissuto per qualche anno!

NOTA: Se desiderate dare il vostro contributo alla lettera Q, postate la ricetta sul vostro blog dal 13 al 26 agosto con il logo dell’Abbecedario e il link a questo post, poi mettete il vostro link qui sotto nei commenti. Valgono anche ricette pubblicate in passato! Se non avete un blog, potete mandare la vostra ricetta con foto a Aiuolik (trattoriamuvara_at_gmail.com) e lei generosamente la pubblicherà lei per voi!

Per rappresentare la nostra isola abbiamo scelto uno dei suoi ingredienti forse più famosi: la fregola (freula, in sardo campidanese).

Parente del cous-cous come tipo di preparazione, la fregola è un prodotto a base di semola grossa e acqua, lavorati in modo da creare degli “agglomerati” di dimensioni variabili che vengono poi fatti essiccare in forno. La fregola artigianale si riconosce perché ha forma molto irregolare e i granelli sono di dimensioni molto diverse. Di conseguenza, la cottura è piuttosto difficile in quanto meno omogenea (ed è quella che abbiamo usato noi in questa ricetta). Esistono poi versioni più industriali in cui i granelli sono più regolari e selezionati in base alla loro dimensione, il che facilita notevolmente la cottura e permette di avere un risultato finale più “sgranato”. Nella foto qui sopra vedete tre tipi diversi di fregola. Se è troppo regolare, non fatevi fregare, vuol dire che è stata fatta con trafile, come per la pasta!

Tradizionalmente la fregola si prepara con le arselle (o vongole che dir si voglia) in una sorta di zuppa… MA noi abbiamo deciso di presentarla in maniera diversa. In primo luogo perché qui da noi si parla solo di cucina vegetariana/vegana, e poi perché la fregola è un ingrediente così versatile che la tentazione di fare una ricetta a modo nostro era semplicemente troppo forte. E quindi eccola in versione “fusion” con funghi giapponesi, zucca e salicornia.

Abbiamo usato un’accoppiata di funghi giapponesi molto noti e molto gustosi, i funghi shiitake (che abbiamo presentato in tante altre ricette qui sul nostro blog) e i funghi shimeji (in primo piano nella foto), per essere i precisi i buna-shimeji, cioè quelli marroni. Nella tradizione giapponese tutti e due i tipi vengono usati sia nelle zuppe, sia nelle preparazioni “saltate” e hanno la particolarità di essere molto carnosi e di mantenere bene la loro consistenza.

La salicornia invece è una novità anche per noi. Quest’anno l’abbiamo usata diverse volte nelle nostre cucine, ma non l’avevamo ancora presentata qui sul blog. Qui in UK la chiamano samphire, si raccoglie solo nei primi mesi estivi e cresce in prossimità del mare, ma non è un’alga. E’ una succulenta alofita, ovvero una pianta che tollera terreni salini. E’ ottima perché mantiente una consistenza piuttosto croccante, è salatina e profuma di mare. Insomma, una bella scoperta!

Beh, abbiamo cincischiato abbastanza… passiamo alla ricetta! Con gli ingredienti – lo confessiamo – siamo andate a occhio, ma all’incirca dovremmo esserci con queste dosi.

 

Ingredienti per 4 persone:

280 g fregola sarda
100 g zucca *
una decina di funghi shiitake
50 g di funghi shimeji
100 g salicornia
4 scalogni
2 spicchi d’aglio
1/2 bicchiere di vino bianco
sale & pepe
olio d’oliva

* essendo estate, qui si trova solo la butternut, ma chiaramente si può spaziare.

 

Preparazione degli ingredienti

- Pulite la zucca e tagliatela a dadini.

- Pulite i funghi con un panno umido, se necessario. Affettate i funghi shiitake e dividete in mazzetti i funghi shimeji.

- Lavate rapidamente la salicornia e lasciatela da parte dentro un colino in modo da far scolare l’acqua residua.

- Affettate lo scalogno a rondelle sottili e tritate l’aglio.

Cottura

Mettete a bollire una pentola d’acqua. Nel frattempo, in una padella larga in cui poi farete saltare il tutto, scaldate l’olio a fiamma media e fate appassire lo scalogno e l’aglio qualche minuto. Aggiungete i dadini di zucca e fate cuocere per 5 minuti o fino a che inizieranno ad essere un po’ teneri (dipende dal tipo di zucca che state usando). Aggiungere i funghi shiitake e dopo 1-2 minuti i funghi shimeji. Versate il vino, fate sfumare e portate a termine la cottura. Per ultimo aggiungete la salicornia, saltate tutto insieme  qualche minuto, regolate di sale (considerando che la salicornia è salata di suo) e chiudete con una macinata di pepe. Tenete da parte.

Nel frattempo avrete salato l’acqua e messo a cuocere la fregola. Solitamente ha tempi di cottura abbastanza lunghi, quindi avete tutto il tempo di far cuocere il condimento. Ricordate di tenere da parte un bicchiere di acqua di cottura della fregola.

Quando sarà pronta, scolatela e versatela nella padella con i funghi e le verdure. Fate saltare tutto insieme a fiamma medio alta e se il tutto risulta troppo asciutto aggiungete dell’acqua di cottura.

Impiattate e… Bon appétit! :)

 

Post Scriptum: con i funghi e la salicornia avanzati, qualche giorno dopo l’abbiamo rifatta con peperoni rossi al posto della zucca e con una fregola più regolare, ottenendo un risultato più sgranato e gustosissimo! Sperimentate, gente!

Special thanks: Daniele Carotenuto Photography per il photo-editing!

In English, please!

Sardinian Fregola with Japanese Mushrooms and Samphire

Fregola (or Freula in Sardinian) will remind you of cous cous, and actually it is made in a very similar way (adding water to coarse semolina and rubbing it until you get small irregular lumps), but the grains are bigger, more irregular, and it is toasted in the oven at the end of the process. You can cook it as normal pasta (as in this case) or with the absorption method.

It is typically prepared as a sort of soup with clams, but we chose something different. Firstly because this is a blog about vegetarian/vegan cooking, and secondly because we think it is such a versatile ingredient that it is fun to explore new ways of serving it.

Ingredients for 4 people:

  • 280 g Sardinian Fregola
  • 100 g buttnernut squash
  • about 10 shiitake mushrooms
  • 50 g shimeji mushrooms
  • 100 g samphire
  • 4 scallions
  • 2 garlic cloves
  • 1/2 glass of dry white wine
  • salt & black pepper
  • olive oil

Preparation

- Peel the squash and cut it into small cubes.

- Clean the mushrooms with a damp cloth, if necessary. Slice the shiitake and divide the shimeji into small bunches.

- Wash the samphire with cold water and keep it in a colander.

- Thinly slice the scallions and chop the garlic.

Directions

Fill a pot with water and bring to boil. When it boils, add the salt and the fregola. It will take a while to cook (up to ten minutes), so you have enough time to prepare the other ingredients in the meantime. Remember to keep some of its water (about a glass).

In a deep frying pan (or a wok) heat the olive oil on medium heat, then add scallion and garlic and let cook for 1-2 minutes (doesn’t have to become brown). Add the squash and let it cook until it’s tender (about 5 minutes, but it depends on the type of squash you use). Add the shiitake first, let them cook a couple of minutes then add the shimeji. Add the wine and let it dry, stirring quickly. Add the samphire and stir fry for a couple of minutes. Add salt if necessary (remember that samphire is already quite salty) and grind some black pepper on top.

When the fregola is ready, drain it and add it to the mushrooms and vegetables. Stir and let cook all together for a few minutes (add some of the water you kept if it looks too dry).

Enjoy! :)

 

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Diamond Jubilee

Ecco, questo non è solo un ritorno dopo lunga assenza ma soprattutto l’inizio di una nuova fase: per la prima volta vedete le nostre facce (dettaglio trascurabile e probabilmente da nessuno desiderato) e finalmente vi racconto del mio trasferimento a Londra. Chi ci segue dall’inizio sa che le due sorelle cucinanti stavano inizialmente una a Londra e una a Cagliari, su due isole strane e distanti separate dal continente europeo. Si viaggiava molto, in entrambe le direzioni, tra nostalgia e entusiasmi, tentazioni e obblighi lavorativi, fino a quando non si è presa la decisione. Partenza lampo con il minimo indispensabile, viaggio complicatissimo causa presenza di tre gatti al seguito (vi risparmio i dettagli della faccenda perchè ci sarebbe da scrivere un libro sulle difficoltà di fare entrare animali da compagnia in UK), ed eccomi qua nella metropoli a godermi l’anno più bello che questa città abbia mai vissuto da tanto tempo. Parlo del Giubileo della Regina e delle Olimpiadi, eventi che stanno entusiasmando i Londoners e non solo. Personalmente, credo che le Olimpiadi mi interesseranno solo per i problemi nei trasporti urbani ma il Giubileo, eh… che giornate! A pensarci bene è insolito festeggiare insieme la continuità rappresentata da questa tenace signora e lo stacco di una nuova fase della mia vita, però perchè no? Può cambiare tutto intorno a noi, può cambiare il nostro modo di vivere, i ritmi lavorativi, quello che conta è il nostro modo di affrontare i cambiamenti. Il mondo esterno ci influenza e ci stimola nella misura in cui noi siamo in grado di comprendere ciò che ci circonda, è il nostro modo di essere, il nostro modo di guardare il mondo, che produce il cambiamento.  Continuità e cambiamento si intrecciano lungo l’arco della nostra vita e credo che Elisabetta la Seconda ne sia testimone eccezionale. Così, al di là delle metafore e delle riflessioni, mi sono ritrovata catapultata in un casa grande un terzo di quella dove stavo prima, con una cucina dotata veramente del minimo minimo indispensabile: starter kit di Ikea, una padella antiaderente media, un pelapatate, due spelucchini, un frullatore a immersione, un tostapane, un kettle, fornelli e forno, due teglie, un boccale graduato cups/litri. No microwaves, e non importa, ma neppure la bilancia, accidenti. Perchè non la compri, mi direte. Buona domanda. In realtà ho scoperto che pizze e focacce mi vengono molto meglio se le faccio ad occhio. E anche questo fa parte delle sfide, del cambiamento. Seguirà presto ricetta, e altre considerazioni più o meno sensate. Bye!

Chiacchiere Fritte

Un tormento, quest’anno. Ricette di dolci fritti ovunque, vegan o meno ma sempre frittura e dolce. Premesso che non amo il Carnevale, va detto che sono purtroppo una grande appassionata della frittura salata. Verdure, calzoni, seitan, tofu, riso, polpette e crocchette, pizzette e farinate, tutto va bene purché cotto in olio bollente. Il fritto dolce  invece raggiunge un’altra dimensione, unisce il grasso allo zucchero e anche se si usano ingredienti di ottima qualità si è sempre al limite del Junk Food. D’altra parte la cottura in forno mi sembra una forzatura, costringe a mettere nell’impasto più grasso, emulsionanti, espedienti per ovviare all’eccessivo disseccamento. Tanto vale friggere, dico. Così si spiega il perchè non avessi ancora mai fatto le chiacchiere (o bugìe, frappe, o come preferite chiamarle dalle vostre parti) e perché abbia optato per la versione più tradizionale.  Oggi infatti mi sono decisa. Devo cercare di dare fondo alle scorte che ho in casa, finire avanzi, svuotare la dispensa. Farina 00, zucchero, una bottiglia di rum aperta: è bastata una piccola operazione mentale e mi sono trovata a impastare queste piccole meraviglie.  Qualche dubbio iniziale sulla necessità del lievito, che salomonicamente ho risolto mettendone pochissimo, per il resto la ricetta funziona egregiamente. Occorre solo molta attenzione durante la cottura. E ovviamente rassegnatevi al fatto che la cucina alla fine avrà l’aspetto di un campo di battaglia. Come ultima considerazione aggiungo solo che consiglio di assaggiarle senza zucchero aggiunto per apprezzare meglio l’aroma della pasta e la friabilità leggera.

Ingredienti (e strumenti) per una montagna di chiacchiere

  • 500 g farina 00
  • 90 g burro di soia
  • 3 cucchiai di zucchero di canna integrale chiaro
  • 400 ml circa di rum Bacardi Riserva (o altro superalcolico aromatico)
  • la scorza grattugiata di un grosso limone
  • 1 pizzico di lievito per dolci (avevo a disposizione un lievito non vanigliato, ma credo che volendo possa andare bene anche quello aromatizzato)
  • zucchero a velo per spolverarli (circa una tazza)
  • rotella tagliapasta dentellata
  • macchina per tirare la pasta (o mattarello per chi lo sa usare)
  • olio di semi di girasole per friggere
  • pentolone da frittura

Versate la farina in una terrina capiente insieme allo zucchero, al lievito e alla scorza grattugiata del limone. Buttateci sopra il burro tagliato con il cucchiaio a tocchi di 2 cm x 2 cm e iniziate a lavorare l’insieme con la punta delle dita, come sfarinando il burro e la farina insieme tra i polpastrelli. Otterrete un impasto granuloso ma il burro dovrà essere incorporato dalla farina. Cominciate quindi a versare il rum, poco alla volta, impastando continuamente. Dovrete ottenere una pasta omogenea ma dura da lavorare e il quantitativo indicato potrebbe variare a seconda della qualità della farina. Siate prudenti e procedete versando poco liquido alla volta, continuando a impastare per una decina di minuti. Quando sarà pronto, avvolgete l’impasto in pellicola per alimenti e lasciate riposare almeno 30 minuti  in frigorifero. Nel frattempo preparate l’occorrente per stendere la pasta: la macchina sfogliatrice, un asse dove stendere le strisce e tagliarle, uno strofinaccio pulito dove disporre i pezzi tagliati. Trascorso il tempo di riposo, riprendete la palla e prelevatene un piccolo pezzo alla volta. Passatelo alla macchina più volte, ripiegandolo nei ripassaggi e diminuendo lo spessore progressivamente fino ad arrivare al terz’ultimo foro della regolazione. Ho provato a fare la sfoglia più sottile ma diventa difficilissima da cuocere, tende a bruciarsi e trattenere olio. Otterrete delle strisce di pasta che poi andrete a tagliare con la rotella nella forma che preferite ma in pezzi di dimensioni uguali. Disponete i pezzi tagliati su uno strofinaccio pulito e continuate fino a esaurimento della pasta. Mettete abbondante olio nel padellone per friggere e portatelo a temperatura alta, senza esagerare. I pezzi di pasta dovranno gonfiarsi in pochi secondi ma non brunirsi subito, devono cuocere qualche minuto fino a diventare color oro scuro. Disponete vicino al padellone due pezzi distinti di carta da frittura: su uno metterete i pezzi sgocciolati dall’olio perché finiscano di perdere l’olio in eccesso, sull’altro invece metterete i pezzi ben asciutti ma ancora tiepidi per spolverizzarli con lo zucchero a velo (usando l’apposito attrezzo o aiutandovi con un colino a trama fitta). A questo punto le chiacchiere sono pronte e non resta che disporle su un vassoio e servirle.

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